Quando un riff ti cambia la vita

Quando un riff ti cambia la vita

Lexington Avenue, New York City, 2003.

Sono appena arrivato nella Grande Mela, sono in ritardo al primo giorno di lavoro da Daniel Boulud, il miglior chef di Manhattan. Da Brooklyn per raggiungere Midtown ci vuole molto di più di quanto pensassi, soprattutto se non sei sgamato nella metropolitana.

C'é un mix esplosivo dentro di me: nervoso, un po' ansioso, eccitato. Nelle orecchie rimbomba Fade In-Out, Be Here Now, il disco più figo del mondo della mia band guida: Oasis. Senza accorgermene veramente, il passo si fa più deciso, la testa si alza, lo sguardo getta il guanto di sfida a qualsiasi cosa mi circonda, il battito cardiaco viene travolto dal muro di chitarre elettriche. Sto per affrontare un clima incredibilmente ostile, come il primo giorno in una brigata di cucina francese con tre stelle Michelin, con "an attitude".

Tutti questi cuochi francesi mi vedono arrivare e mi appiccicano subito l'etichetta del ricco figlio di papà svizzero che fa l'Ecole Hôtelière de Lausanne. Mi provocano, mi menano, mi rompono veramente i coglioni. Per settimane. Ma é impossibile scalfire la mia autostima.

Y’gotta be bad enough to beat the brave scrive Noel e grida Liam.

Questo messaggio ce l'ho stampato negli occhi. All’inizio capisco subito che disorienta e infastidisce, perché normalmente si entra sempre in punta di piedi in un nuovo contesto. Probabilmente per mascherare l’incertezza nei propri mezzi, l’insicurezza delle proprie capacità (tre stelle Michelin non è propriamente una cucina accessibile a tutti, malgrado io in un ristorante ci sia nato e cresciuto). Ma quell’attitude che assorbo ogni volta che mi collego ai miei mentori di Manchester significa anche che non sono le parole, ma i fatti a contare. Sputo sangue, soffro, a volte mi chiedo chi cazzo me l’ha fatto fare. Sono un country boy di Mezzovico, lanciato nella città più dura e cruda del mondo. Senza una corazza impenetrabile mi mangiano vivo e mi vomitano sul primo aereo di ritorno con un one way ticket.

I get up when I’m down

I can’t swim but my soul won’t drown

I do believe I got flare

I got speed and I walk on air

Cause God gimme soul in your rock’n’roll, babe

Sono elettrizzato e so perfettamente il prezzo che sono disposto a pagare per dimostrarmelo ogni giorno. Nei momenti in cui ti viene voglia di mollare tutto per qualsiasi motivo, quel riff iniziale risveglia immediatamente il guerriero.

Open up your eyes get a grip of yourself inside.

Dopo sei mesi, ci siamo salutati come fratelli, pieni di lacrime.

You and I are gonna live forever: New York mi ha adottato, sarò per sempre uno Yankee.

Forget about it.

Quando decidi che il compromesso non è un’opzione, quando senti dentro di te il bisogno irrefrenabile di essere sincero con te stesso, quando affronti il mondo a petto in fuori consapevolmente, lo fai con un’attitude. I vini di Rock ‘N’ Bolla sono stati scelti proprio per questo.

Beh, tutto ha un'attitude. Una persona, un animale, una tavola da snowboard, una chitarra, un'auto, un parka, un’azienda. Ti rappresenta, racconti al mondo e a te stesso chi sei. Con i vini, in un oceano pieno zeppo di uniformità per accontentare il palato del "consumatore medio", enologi stregoni spolverano i kit dell'alchimista e aggiustano il vino per renderlo adeguato ai gusti della clientela. Legittimo, ci mancherebbe.

Ma per un Rock 'N' Bolla é come passare un venerdì sera ad ascoltare una playlist su Spotify con le Top100 Switzerland. Impossibile. Inimmaginabile. Un incubo, una tortura.

I Rock 'N' Bolla vogliono che il vino racconti con fierezza la sua storia, fatta di inverni rigidi, estati torride, l'amore vero del viticoltore nel curare la vigna senza l'utilizzo di pesticidi che danneggiano la Terra e inquinano il corpo le lo spirito di chi lo beve. In base alla storia che racconta, i Rock 'N' Bolla decidono quando stappare quella determinata bottiglia.

Sta andando al lago a grigliare selvaggio con gli amici? Ti serve un vino divertente, fresco, pieno di energia: flip flops, bermuda e bikini. Vuoi un vino da bere tutti i giorni, senza particolari occasioni da festeggiare? Gazelle, jeans, T-Shirt: casual, sciallo, ma sempre con il tuo stile inconfondibile. Poi il giovedì sera ti metti la scarpetta verde di Paul Smith, la camicia a fiori di Yari, il Ray Ban stiloso anche se é buio perché quella Rock 'N' Roll Queen la vuoi conquistare: sei in modalità Dandy, sei un misto tra Austin Powers e Alain Delon. Groovy Baby yeah! È la tua serata degli Oscar, la serata dove ti metti in tiro di brutto, dove hai aperto una dozzina di Girardeau e nel forno hai un Gigot d'agnello e pommes Anna. Sei in modalità James Bond, sei alla tua personalissima Gala Dinner con delle persone che ami. Boom. 

Rock ‘N’ Bolla attitudes explained. 

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